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Historia magistra

pataxis

Published: 23 Apr 2018 › Updated: 23 Apr 2018Historia magistra

Historia magistra

Ascolto i notiziari in questi giorni e, tra esploratori di governo, gravidanze principesche e polemiche sul cognome di Barbie (!!!), ogni tanto si torna a parlare dell'uso di armi chimiche nelle guerre attuali.

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Come sapete bene, la questione oggi riguarda l'accusa da parte degli americani (e di tutto l'armamentario connesso, compresa l'UE) nei confronti del regime siriano di Bashar al-Assad, che avrebbe attaccato la città di Douma il 7 aprile con armi proibite dalla comunità internazionale. Sapete anche che una delle discussioni più accese riguarda la prova dell'effettivo uso di armi chimiche, contro la quale si schierano i russi al fianco del regime siriano parlando di fake news e di montature. Un'ispezione seria sembra difficile da ottenere, poiché di solito agli incaricati viene proibito di entrare nelle zone sensibili. Così siamo ai rumores o, se preferite l'inglese, ai rumors. Chi grida di qua, chi grida di là e tra un grido e l'altro Trump scalda i motori dei bombardieri. A leggere la stampa seria, che purtroppo è sempre più spesso estera, chi si trova lì a fare l'antichissimo mestiere del reporter queste evidenze di gas nervini non le avrebbe viste: è il caso di Robert Fisk per Independent, cui i medici dell'ospedale locale hanno parlato di sintomi non da avvelenamento, ma da ipossia, dovuta al fatto che questa gente vive in tunnel scavati sotto la città, dove basta un crollo qualunque per creare una quantità di polvere tale da saturare ogni ambiente. Personalmente non ho dubbi che Bashar al-Assad sia un tiranno assassino e che dovrebbe essere mandato via per liberare il suo popolo almeno da lui, se non dai complicatissimi conflitti interni che non cesserebbero nemmeno con la sua morte.


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Così come era vero per Saddam Hussein. Ma ci ricordiamo tutti come andò in quel caso? Forse alcuni sono troppo giovani per avere le idee chiare, quindi cercherò di dare una spolverata sommaria alla storia recente. Era il 2003 e la comunità internazionale, dietro alle grida di T. Blair e G.W. Bush, credette all'allarme da armi chimiche di cui l'Iraq di allora era pronto a far uso se non si fosse intervenuti a fermarlo. Molti si ricorderanno anche il generale Colin Powell, che ostentava corrucciato una fialetta piena di veleno Sarin in polvere bianca. Praticamente la pistola fumante. Peccato che anni dopo tutti noi siamo stati informati, en passant, che non era vero niente, che probabilmente il generale teneva in mano solo borotalco e che la guerra era stata decisa A PRESCINDERE. Tante scuse e arrivederci.
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Ora non vorrei che fossimo alla ripetizione della storia. Perché non mi va di essere presa per i fondelli da gente che si fa gli affari propri alla faccia di tutto e di tutti brandendo la bandiera degli interessi del mondo, cioè in nome mio e vostro. Con gli anni ho perso fiducia nella reattività della comunità internazionale: dov'eravamo, o nazioni, davanti alla Shoah? E davanti al conflitto israelo-palestinese? E davanti alla ex Jugoslavia? E davanti al Ruanda? Siamo ancora noi, quelli "della pietra e della fionda", uomini del nostro tempo, con buona pace di Quasimodo che invocava i figli perché fossero migliori dei padri.

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Del resto, le bugie in politica sono la cosa più antica del mondo e basta sfogliare un po' di testi antichi per farsene un'idea. Nel 404 a.C. ad Atene, ad esempio, salirono al potere trenta cittadini di specchiata fede oligarchica, messi su dagli Spartani che erano usciti vittoriosi dalla trentennale guerra del Peloponneso e garantiti da un presidio militare spartano di stanza in città. Questi personaggi ben presto si macchiarono di una serie di nefandezze tali da guadagnargli alla storia il nome di Trenta Tiranni, detti anche οἱ Tριάκοντα, i Trenta. Il loro scopo primario era fare cassa, come racconta l'oratore Lisia che fu da loro catturato insieme al fratello solo perché si trattava di una famiglia ricchissima. Egli si salvò scappando, ma suo fratello fu costretto a bere la cicuta e morì, senza nemmeno un capo d'accusa e un processo. Queste sono le sue parole:

Mio padre Cefalo fu convinto da Pericle a venire in questa terra e vi abitò per trent'anni, e mai né noi né lui abbiamo intentato un processo a qualcuno, né lo abbiamo subito. Ma finché fummo sotto il governo democratico vivevamo in modo da non commettere torti contro altri e da non subirne. Tuttavia dopo che i Trenta, malvagi e delatori, giunsero al potere, sostenendo che bisognava epurare la città dai disonesti e che bisognava che anche gli altri si volgessero alla virtù e alla giustizia, nonostante facessero simili dichiarazioni, non osavano metterle in pratica [...] Si trattava dunque di un ottimo pretesto per dare l'impressione di punirli, ma in realtà per fare denaro.

Lisia, "Contro Eratostene", 4-6

E per finire con un altro classico, vi piazzo quel trombone di Cicerone, che però ogni tanto aveva le sue ragioni:

Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis
"La Storia è davvero testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell'antichità" (De Oratore, II 9,36)

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