TASSAZIONE CRYPTOVALUTE IN ITALIA
Leggendo un articolo proprio qui su Steemit circa la metodologia di tassazione in Giappone delle plusvalenze da cryptovalute, ho pensato di proporre a voi amici di @steempostitalia come avviene la tassazione in Italia, avendo già risposto ad un amico e cliente in merito allo stesso quesito la scorsa settimana.
Qualche buon guadagno in molti l’hanno fatto e sicuramente anche tra i membri della nostra comunità qualche centinaio di euro in più in tasca, o meglio nel wallet, in questi ultimi mesi sarà avanzato. Molti si chiederanno, ma cosa devo fare ora? Faccio finta di niente? Mi prenderanno un giorno come un evasore? Tranquilli. Stranamente da quanto si possa immaginare, per il momento, la tassazione sulle plusvalenze sugli scambi di cryptovalute ha soglie di tassazione molto alte. Come quasi mai accade a livello di tassazione quando ci si confronta con gli altri paesi avanzati, in italia per i privati gli scambi tra euro e cryptovalute sono davvero convenienti.
immagine di mia proprietà
L’acquisto del Bitcoin, e quindi tutte le cryptovalute, equivale all’acquisto di una valuta estera, quindi se nell’arco di 7 giorni non viene superato il limite di 51.645,69 Euro, ossia i vecchi 100 milioni di Lire, non verrà valutata come operazione speculativa, di conseguenza si dovrà pagare le tasse sulle plusvalenze. Sulle plusvalenze finanziarie la tassazione è del 26%.
L’Articolo 67 comma 1-ter Tuir recita:
“le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rivenienti da depositi e conti correnti concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d’imposta la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente, calcolata secondo il cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento sia superiore a 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi continui.”
L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione numero 72/E del 2 settembre 2016 in risposta ad un interpello sul tema di una società che voleva avviare attività di servizi relativi alla moneta virtuale, ha fornito molti chiarimenti, più di quanti ne abbiamo forniti altre importanti Agenzie nel mondo.
Anzitutto ai fini IVA le operazioni sono in esenzione perché equiparate alle operazione con le “divise”, ossia operazioni con le “monete”. Delucidazione che può sembrare scontata, ma nel momento in cui è scritta nero su bianco, toglie ogni dubbio in merito.
Viene inoltre indicato che l’utlizzo del Bitcoin come mezzo di pagamento si basa sull’accettazione da parte degli operatori sulla base della fiducia nel riceverla come corrispettivo per lo scambio di beni e servizi.
Per quanto riguarda le operazioni derivanti da attività di intermediazione che generano ricavi, per acquisto e vendita di cryptovalutye, Bitcon in prmis, sono soggetti a Irap e Ires. Vanno inoltre valutate al valore normale le quotaizoni di mercato al momento della chiusura dell’esercizio.
Ovviamente prima di intraprendere attività di questo tipo occorre sempre informarsi adeguatamente, norme alla mano, post e articoli che si trovano nel web, possono essere indicativi e dare direzioni circa le norme di riferimento, ma non sono la Bibbia, ricordatelo sempre. Così come: sono tutti medici su google
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